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	<title>jozmile.info &#187; università</title>
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		<title>Sapienza’s Life – Verbalizzazione 2</title>
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		<comments>http://jozmile.info/2009/07/sapienza-verbalizzazione-2/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 14 Jul 2009 10:28:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>jozmile</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[INFOCOM Sapienza]]></category>
		<category><![CDATA[ingegneria la sapienza]]></category>
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		<description><![CDATA[Siamo in 6 in un auletta 7&#215;7 metri di 10 posti in tutto, in qualche solitario luogo del dipartimento INFOCOM della Sapienza di Roma, scovato dopo circa 40 minuti di peregrinaggio tra corridoi semideserti. E&#8217; già un&#8217;ora e mezza che aspettiamo e fiumi di sudore scorrono copiosi dai nostri corpi biancacci, bramosi di un&#8217;aria condizionata [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Siamo in 6 in un auletta 7&#215;7 metri di 10 posti in tutto, in qualche solitario luogo del dipartimento INFOCOM della Sapienza di Roma, scovato dopo circa 40 minuti di peregrinaggio tra corridoi semideserti. E&#8217; già un&#8217;ora e mezza che aspettiamo e fiumi di sudore scorrono copiosi dai nostri corpi biancacci, bramosi di un&#8217;aria condizionata che c&#8217;è&#8230; se solo ci fosse anche il telecomando per farla partire. Entrano due assistenti (memmi grossi come omini che puliscono le terga del prof frequentemente con l&#8217;ausilio delle lingue biforcute), annunciano che il dott. prof. gran. figl.d.putt.et.pederast.incallit. non arriverà prima di due ore. I tanti punti interrogativi che affollano come mosche le teste di noi stundentucoli vengono spazzati via da uno dei memmi, che dice che l&#8217;orale lo faranno loro. Un sospiro di sollievo percorre l&#8217;auletta e ci accomodiano beati sulle dura sediole di plastica. L&#8217;interrogatorio inizia dai più giovani (5) del nuovissimo modernissimo e funzionalissimo ordinamento (che a settembre cambieranno di  nuovo&#8230;), per poi passare ai più vecchi dell&#8217;ex nuovissimo ecc. ordinamento (io). I memmi incalzano pressanti e avidi di risposte, non celando il godimento nello scoprire le difficoltà degli studenti, però aiutano di buon cuore lo sfortunato di turno, garantendo la salvezza.</p>
<p>Nel fare ciò i minuti passano allegri i memmi non hanno nessuna voglia di sbrigarsi (e certo, devono farsi vedere seri e computi davanti il loro superiore) e un pensiero si fa strada nella mia testa: l&#8217;ombra dell&#8217;innominabile dott.ing. ecc ecc si prospetta minacciosa sul mio orale. Già me lo vedo con antenne wifi direzionali punzonate a spingermi su una passerella che da su un burrone pieno di oscilloscopi, telefoni cellulari, modem e router obsoleti&#8230; Ma non può essere mi dico, mi convinco, che lassù, dio, la madonna, qualche santo o il buco del culo mi garantiranno la salvezza. Si sarà così, gli integrali e le derivate prime, seconde e terze in convoluzione con la trasformata di fourier della frase &#8220;It&#8217;s a long way to the top (if you wanna rock &#8216;n roll)&#8221; che ho scritto a caratteri cubitali durante l&#8217;attesa mi confermano ciò. Ecco il numero 5 che si alza in una cascata di sudore e striscia verso i memmi, ormai solo lui mi separa dai bavosi, sono pronto, e no&#8230; io non striscerò, io ardito e caparbio valentemente mi alzerò sprezzante, mi dirigerò verso di loro, mi siederò guardandoli con sguardo fiero e petto all&#8217;insù, bramoso di dimost&#8230;</p>
<p>All&#8217;improvviso, come per incanto, un vetro viene scosso da una leggera vibrazione e parte l&#8217;aria condizionata. Il sudore mi si gela addosso e mi avvolge come una cartina attorno a un cannone di misto libanese. No, non è l&#8217;artificiale frescura, è l&#8217;odore della paura (ndr: il profumo della cacchina che a fiotti il mio deretano distribuisce dalle mie terga come uno spandiletame nelle risaie piemontesi). La porta si spalanca ed entra trafelato lui&#8230; E&#8217; arrivato. E&#8217; incazzato nero, i suoi occhi fiammegiano sanguinanti. Con tono calmo ma gelido si scusa per il ritardo. Quando un dott.ing.egr.prof. ecc ecc della facoltà di Ingegneria della Sapienza si scusa, lo fa con un tono che sembra dire:&#8221;Io posso luride cacchine, ditemi grazie anche se mi sto scusando, MERDE!&#8221;. Stamattina la moto non gli è partita e la ex moglie lo ha obbligato a portare i figli in qualche luogo che la paura non mi fa comprendere. Dal valore di incazzatura che il mio povero cervello può estrapolare osservandolo, capisco che tutto ciò ha un probabilità del 98.99% di essere vero. I memmi, scattati sugli attenti, lo informano prontamente e con tono nazista che manca solo un povero omuncolo da mettere sulla graticola additandomi come un bacarozzone nero sulle bianchissime piastrelle della cucina di un ristorante a dodici stelle. Gli altri 5 intanto, appena compreso lo scampato pericolo incrociano reciprocamente sorrisi. Sorrisi che si spengono man mano che incrociano i miei occhi terrorizzati.</p>
<p>&#8220;A bene questo orale allora lo faccio io&#8221;. Il tono non è dei più rassicuranti, lo sfregamento di mano con annesse scintille neanche. Ma il top dello smerdacchiamento lo raggiungo quando dalla borsa tira fuori un pacco alto una ventina di centmetri di fogli bianchi ed una penna stilo e li sbatte entrambi sul tavolo con una forza di molti mila newton. E a quel punto, dentro di me scatta qualcosa, una scintilla, lo spirito di conservazione degli antichi padri volsci. Interrompo il copioso flusso di diarrea lo guardo diritto negli occhi fiammeggianti: certo delle capacità telepatiche del dott.ing.prof&#8230; penso intesamente quasi urlando &#8220;NOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO! NON AVRAI IL MIO VERGINALE CULOOOOOOOOOOOOOOOOOOO!&#8221;. Mi sento come un Super Sayan Legendario incazzato come un muflone con la rabbia, mi accendo di energia verde lampeggiante, mi alzo di scatto, con lunghi passi percorro sprezzante del pericolo il metro e venti che ci divide. Lo guardo con aria di sfida mentre mi siedo lentamente. La sedia scricchiola. I memmi mi guardano con la bocca spalancata. I 5 si stringono in un angolo.</p>
<p>&#8220;Certo, ora non mi pare giusto che mentre i suoi colleghi sono stati, come posso dire, più fortunati di lei perchè hanno sostenuto l&#8217;orale con i memm&#8230;, ehm, i miei assistenti, lei debba passare tra le mie grinfie&#8230; eh eh eh!&#8221;</p>
<p>&#8220;&#8230;???&#8230;&#8221;</p>
<p>&#8220;Le faccio una domandina FACILE FACILE, una sola, per confermare il voto è poi la lascio andare&#8230;&#8221;</p>
<p>I memmi sorridono beati, avari di sangue e budella&#8230; i 5 sono paonazzi, non respirano..</p>
<p>&#8220;Con che modulazione lavora un modem analogico?&#8221;</p>
<p>Mi spengo come una lampadina fulminata&#8230;</p>
<p>&#8220;FM&#8221;</p>
<p>&#8220;Bravo!&#8221;</p>
<p>&#8220;Grazie!&#8221;</p>
<p>&#8220;20!&#8221;</p>
<p>&#8220;Va bene!&#8221;</p>
<p>&#8220;Sono contento! Ecco il verbalino per lei del Nuovo Ordinamento.&#8221;</p>
<p>&#8220;Arrivederci!&#8221;</p>
<p>&#8220;Arrivederci!&#8230; per gli altri: mi dispiace ma dovrete aspettare QUALCHE ORA per la verbalizzazione del NUOVISSIMO ORDINAMENTO, ci sono dei problemi con le verbalizzazioni telematiche&#8230; magari&#8230;FORSE&#8230; approfitto per fare qualche domandina&#8230;&#8221;</p>
<p>Imbocco la porta incredulo mentre sento un tonfo&#8230; come di persona che sviene&#8230;</p>
<p> <img src='http://jozmile.info/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>
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		<title>Sapienza&#8217;s Life &#8211; Verbalizzazione 1</title>
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		<comments>http://jozmile.info/2008/07/sapienzas-life-verbalizzazione-1/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 03 Jul 2008 11:00:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>jozmile</dc:creator>
				<category><![CDATA[life]]></category>
		<category><![CDATA[università]]></category>
		<category><![CDATA[ingegneria la sapienza]]></category>
		<category><![CDATA[verbalizzazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Sono le 11.40 e faranno 35 gradi (all&#8217;ombra). Quando esco dalla fermata della metro, un&#8217;ondata di aria pesante (afa, sudore, benzene, ristorante cinese&#8230;) e viziata mi stringe la gola. Sono tentato di ridiscendere nelle cavità umidicce e fresche violentate dalla ferraglia ogni cinque minuti. Arrivo sudato e trafelato al Dipartimento, è tardi, ma non me [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono le 11.40 e faranno 35 gradi (all&#8217;ombra). Quando esco dalla fermata della metro, un&#8217;ondata di aria pesante (afa, sudore, benzene, ristorante cinese&#8230;) e viziata mi stringe la gola. Sono tentato di ridiscendere nelle cavità umidicce e fresche violentate dalla ferraglia ogni cinque minuti. Arrivo sudato e trafelato al Dipartimento, è tardi, ma non me ne preoccupo, è una verbalizzazione chissà la gente che ci sarà, penso. Davanti la stanza del prof., infatti, c&#8217;è solo una ragazza, che saluto a mezza voce. Avrà 19 anni, la guardo per un istante, sbircio nell&#8217;ufficio come per chiederle se deve entrare. La sua risposta è quasi acida: &#8220;Può accomodarsi&#8230;&#8221;. Mi da del lei? Boh&#8230;</p>
<p><span id="more-20"></span></p>
<p>Prego si accomodi. Nome e Cognome. E&#8217; prenotato? Si. Ha la ricevuta di prenotazione? No. Non è un problema. Ecco il suo compito.<br />
&#8220;Guardi, mi sono impanicato sul primo e secondo quesito e me ne sono reso conto troppo tardi così ho dovuto fare di fretta gli altri&#8230;&#8221;<br />
&#8220;Bè vedo che anche oggi è in ritardo.&#8221;<br />
Non lo dice con cattiveria. Anzi. Una battuta. La prendo come tale: sorrido.<br />
Suda anche lui, il prof., ha la fronte imperlata di goccioline che però non si muovono, sembrano incollate, e i capelli umidi e appicicaticci sulla fronte che pian piano si sta stempiando.40 enne, in carne, barba incolta, colore smorto, occhi cerchiati. E&#8217; come ti aspetteresti di trovare un ex nerd che ha accettato la vita accademica. Prende una bottiglia d&#8217;acqua, si attacca avidamente. Prendo il mio gatorade fresco di macchinetta e lo faccio anch&#8217;io.</p>
<p>&#8220;Ah qui c&#8217;è un errore. Qui un altro. Qui a differenza della maggior parte degli altri ha capito che la macchina di Moore in uscita doveva avere subito un 1, però poi come mai non ha codificato gli stati?&#8221;<br />
Sorrido. Dovrei incupirmi, guardandolo dritto negli occhi e fargli notare che ci ho messo quaranta minuti per capire che lì ci andava un 1 e non uno 0. Dovrei chiedergli se era più importante capire dove andava l&#8217;1 o era più importante codificare gli stati e realizzare il circuito. Realizzare un circuito che fà tutt&#8217;altra cosa rispetto quella chiesta, valeva di più che intuire qual&#8217;era la strada giusta per realizzarlo? Si, a qanto pare. E allora perchè fai dei rebus da decifrare invece di chiedere di realizzare un circuito?</p>
<p>Invece, lentamente, gli allargo davanti i fogli protocollo e gli faccio notare i dieci o più disegnini diversi di cerchietti, frecce uni e zeri che si intrecciano e si intravedono sotto le cancellature, che dovrebbero essere diagrammi di macchine a stati finiti. Dopo un pò, sorpreso e quasi dispiaciuto, scuote la testa: &#8220;Purtroppo non posso accettarlo, mi dispiace.&#8221;<br />
&#8220;Certo che su queste due domande è stato molto sintetico.&#8221;<br />
&#8220;Si lo so, purtroppo il tempo, sa, 100 minuti mi sono parsi all&#8217;inizio un eternità, poi in realtà&#8230;&#8221;<br />
&#8220;E l&#8217;assembler?&#8221;<br />
&#8220;Guardi anche qui ho perso tempo: non ho pensato al fatto che potevo usare gli AND per capire quando nella sequenza di byte c&#8217;era un valore pari, il chè significava alla fine di andare a controllare ogni volta il valore dell&#8217;ultimo bit del numero, così ho pensato che in realtà un valore diviso per due è pari se il resto della divisione per due è zero.&#8221;</p>
<p>Cerco nei suoi occhi una risposta. Mi guarda sorpreso: fare una divisione in assembler è qualcosa di pesante, sia da parte del programmatore che la deve implementare (la divisione è un algoritmo, la addizione è una operazione meccanica tra i registri del processore) che da parte del processore. Continuo speranzoso.<br />
&#8220;Infatti qui ho perso altro tempo per scrivere un algoritmo per la divisione e quando stavo finendo di scrivere i salti incondizionati lei mi ha ritirato il compito. Ricorda?&#8221;<br />
&#8220;Si. Ricordo, lei è stato l&#8217;ultimo a consegnare. Però in verita, come ha fatto la maggior parte dei suoi colleghi, era sufficiente lasciare un commento dicendo che c&#8217;era un algoritmo che avrebbe selezionato i valori pari e poi esplicitarmi in assembler i cicli per i salti. Sarebbe stato sufficiente&#8221;<br />
Sorrido. E allora perchè non lo scrivi nel testo del quesito che è sufficiente scrivere il codice per i salti?<br />
&#8220;Mi dispiace ma deve tornare la prossima volta.&#8221;<br />
Sorrido.<br />
&#8220;Grazie e arrivederci.&#8221;<br />
&#8220;Arrivederci&#8221;<br />
Sorridiamo.</p>
<p>Mentre esco sorrido e mi chiedo: &#8220;Ma che cazzo c&#8217;avrò da sorridere?&#8221;</p>
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		<title>Sapienza&#8217;s Life &#8211; Verbalizzazione 1</title>
		<link>http://jozmile.info/2008/07/sapienzas-life-verbalizzazione-1-2/</link>
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		<pubDate>Thu, 03 Jul 2008 11:00:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>jozmile</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono le 11.40 e faranno 35 gradi (all&#8217;ombra). Quando esco dalla fermata della metro, un&#8217;ondata di aria pesante (afa, sudore, benzene, ristorante cinese&#8230;) e viziata mi stringe la gola. Sono tentato di ridiscendere nelle cavità umidicce e fresche violentate dalla ferraglia ogni cinque minuti. Arrivo sudato e trafelato al Dipartimento, è tardi, ma non me ne preoccupo, è una verbalizzazione chissà la gente che ci sarà, penso. Davanti la stanza del prof., infatti, c&#8217;è solo una ragazza, che saluto a mezza voce. Avrà 19 anni, la guardo per un istante, sbircio nell&#8217;ufficio come per chiederle se deve entrare. La sua risposta è quasi acida: &#8220;Può accomodarsi&#8230;&#8221;. Mi da del lei? Boh&#8230;</p>
<p><span id="more-21"></span></p>
<p>Prego si accomodi. Nome e Cognome. E&#8217; prenotato? Si. Ha la ricevuta di prenotazione? No. Non è un problema. Ecco il suo compito.<br />
&#8220;Guardi, mi sono impanicato sul primo e secondo quesito e me ne sono reso conto troppo tardi così ho dovuto fare di fretta gli altri&#8230;&#8221;<br />
&#8220;Bè vedo che anche oggi è in ritardo.&#8221;<br />
Non lo dice con cattiveria. Anzi. Una battuta. La prendo come tale: sorrido.<br />
Suda anche lui, il prof., ha la fronte imperlata di goccioline che però non si muovono, sembrano incollate, e i capelli umidi e appicicaticci sulla fronte che pian piano si sta stempiando.40 enne, in carne, barba incolta, colore smorto, occhi cerchiati. E&#8217; come ti aspetteresti di trovare un ex nerd che ha accettato la vita accademica. Prende una bottiglia d&#8217;acqua, si attacca avidamente. Prendo il mio gatorade fresco di macchinetta e lo faccio anch&#8217;io.</p>
<p>&#8220;Ah qui c&#8217;è un errore. Qui un altro. Qui a differenza della maggior parte degli altri ha capito che la macchina di Moore in uscita doveva avere subito un 1, però poi come mai non ha codificato gli stati?&#8221;<br />
Sorrido. Dovrei incupirmi, guardandolo dritto negli occhi e fargli notare che ci ho messo quaranta minuti per capire che lì ci andava un 1 e non uno 0. Dovrei chiedergli se era più importante capire dove andava l&#8217;1 o era più importante codificare gli stati e realizzare il circuito. Realizzare un circuito che fà tutt&#8217;altra cosa rispetto quella chiesta, valeva di più che intuire qual&#8217;era la strada giusta per realizzarlo? Si, a qanto pare. E allora perchè fai dei rebus da decifrare invece di chiedere di realizzare un circuito?</p>
<p>Invece, lentamente, gli allargo davanti i fogli protocollo e gli faccio notare i dieci o più disegnini diversi di cerchietti, frecce uni e zeri che si intrecciano e si intravedono sotto le cancellature, che dovrebbero essere diagrammi di macchine a stati finiti. Dopo un pò, sorpreso e quasi dispiaciuto, scuote la testa: &#8220;Purtroppo non posso accettarlo, mi dispiace.&#8221;<br />
&#8220;Certo che su queste due domande è stato molto sintetico.&#8221;<br />
&#8220;Si lo so, purtroppo il tempo, sa, 100 minuti mi sono parsi all&#8217;inizio un eternità, poi in realtà&#8230;&#8221;<br />
&#8220;E l&#8217;assembler?&#8221;<br />
&#8220;Guardi anche qui ho perso tempo: non ho pensato al fatto che potevo usare gli AND per capire quando nella sequenza di byte c&#8217;era un valore pari, il chè significava alla fine di andare a controllare ogni volta il valore dell&#8217;ultimo bit del numero, così ho pensato che in realtà un valore diviso per due è pari se il resto della divisione per due è zero.&#8221;</p>
<p>Cerco nei suoi occhi una risposta. Mi guarda sorpreso: fare una divisione in assembler è qualcosa di pesante, sia da parte del programmatore che la deve implementare (la divisione è un algoritmo, la addizione è una operazione meccanica tra i registri del processore) che da parte del processore. Continuo speranzoso.<br />
&#8220;Infatti qui ho perso altro tempo per scrivere un algoritmo per la divisione e quando stavo finendo di scrivere i salti incondizionati lei mi ha ritirato il compito. Ricorda?&#8221;<br />
&#8220;Si. Ricordo, lei è stato l&#8217;ultimo a consegnare. Però in verita, come ha fatto la maggior parte dei suoi colleghi, era sufficiente lasciare un commento dicendo che c&#8217;era un algoritmo che avrebbe selezionato i valori pari e poi esplicitarmi in assembler i cicli per i salti. Sarebbe stato sufficiente&#8221;<br />
Sorrido. E allora perchè non lo scrivi nel testo del quesito che è sufficiente scrivere il codice per i salti?<br />
&#8220;Mi dispiace ma deve tornare la prossima volta.&#8221;<br />
Sorrido.<br />
&#8220;Grazie e arrivederci.&#8221;<br />
&#8220;Arrivederci&#8221;<br />
Sorridiamo.</p>
<p>Mentre esco sorrido e mi chiedo: &#8220;Ma che cazzo c&#8217;avrò da sorridere?&#8221;</p>
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