lug 14 2009

Sapienza’s Life – Verbalizzazione 2

Siamo in 6 in un auletta 7×7 metri di 10 posti in tutto, in qualche solitario luogo del dipartimento INFOCOM della Sapienza di Roma, scovato dopo circa 40 minuti di peregrinaggio tra corridoi semideserti. E’ già un’ora e mezza che aspettiamo e fiumi di sudore scorrono copiosi dai nostri corpi biancacci, bramosi di un’aria condizionata che c’è… se solo ci fosse anche il telecomando per farla partire. Entrano due assistenti (memmi grossi come omini che puliscono le terga del prof frequentemente con l’ausilio delle lingue biforcute), annunciano che il dott. prof. gran. figl.d.putt.et.pederast.incallit. non arriverà prima di due ore. I tanti punti interrogativi che affollano come mosche le teste di noi stundentucoli vengono spazzati via da uno dei memmi, che dice che l’orale lo faranno loro. Un sospiro di sollievo percorre l’auletta e ci accomodiano beati sulle dura sediole di plastica. L’interrogatorio inizia dai più giovani (5) del nuovissimo modernissimo e funzionalissimo ordinamento (che a settembre cambieranno di nuovo…), per poi passare ai più vecchi dell’ex nuovissimo ecc. ordinamento (io). I memmi incalzano pressanti e avidi di risposte, non celando il godimento nello scoprire le difficoltà degli studenti, però aiutano di buon cuore lo sfortunato di turno, garantendo la salvezza.

Nel fare ciò i minuti passano allegri i memmi non hanno nessuna voglia di sbrigarsi (e certo, devono farsi vedere seri e computi davanti il loro superiore) e un pensiero si fa strada nella mia testa: l’ombra dell’innominabile dott.ing. ecc ecc si prospetta minacciosa sul mio orale. Già me lo vedo con antenne wifi direzionali punzonate a spingermi su una passerella che da su un burrone pieno di oscilloscopi, telefoni cellulari, modem e router obsoleti… Ma non può essere mi dico, mi convinco, che lassù, dio, la madonna, qualche santo o il buco del culo mi garantiranno la salvezza. Si sarà così, gli integrali e le derivate prime, seconde e terze in convoluzione con la trasformata di fourier della frase “It’s a long way to the top (if you wanna rock ‘n roll)” che ho scritto a caratteri cubitali durante l’attesa mi confermano ciò. Ecco il numero 5 che si alza in una cascata di sudore e striscia verso i memmi, ormai solo lui mi separa dai bavosi, sono pronto, e no… io non striscerò, io ardito e caparbio valentemente mi alzerò sprezzante, mi dirigerò verso di loro, mi siederò guardandoli con sguardo fiero e petto all’insù, bramoso di dimost…

All’improvviso, come per incanto, un vetro viene scosso da una leggera vibrazione e parte l’aria condizionata. Il sudore mi si gela addosso e mi avvolge come una cartina attorno a un cannone di misto libanese. No, non è l’artificiale frescura, è l’odore della paura (ndr: il profumo della cacchina che a fiotti il mio deretano distribuisce dalle mie terga come uno spandiletame nelle risaie piemontesi). La porta si spalanca ed entra trafelato lui… E’ arrivato. E’ incazzato nero, i suoi occhi fiammegiano sanguinanti. Con tono calmo ma gelido si scusa per il ritardo. Quando un dott.ing.egr.prof. ecc ecc della facoltà di Ingegneria della Sapienza si scusa, lo fa con un tono che sembra dire:”Io posso luride cacchine, ditemi grazie anche se mi sto scusando, MERDE!”. Stamattina la moto non gli è partita e la ex moglie lo ha obbligato a portare i figli in qualche luogo che la paura non mi fa comprendere. Dal valore di incazzatura che il mio povero cervello può estrapolare osservandolo, capisco che tutto ciò ha un probabilità del 98.99% di essere vero. I memmi, scattati sugli attenti, lo informano prontamente e con tono nazista che manca solo un povero omuncolo da mettere sulla graticola additandomi come un bacarozzone nero sulle bianchissime piastrelle della cucina di un ristorante a dodici stelle. Gli altri 5 intanto, appena compreso lo scampato pericolo incrociano reciprocamente sorrisi. Sorrisi che si spengono man mano che incrociano i miei occhi terrorizzati.

“A bene questo orale allora lo faccio io”. Il tono non è dei più rassicuranti, lo sfregamento di mano con annesse scintille neanche. Ma il top dello smerdacchiamento lo raggiungo quando dalla borsa tira fuori un pacco alto una ventina di centmetri di fogli bianchi ed una penna stilo e li sbatte entrambi sul tavolo con una forza di molti mila newton. E a quel punto, dentro di me scatta qualcosa, una scintilla, lo spirito di conservazione degli antichi padri volsci. Interrompo il copioso flusso di diarrea lo guardo diritto negli occhi fiammeggianti: certo delle capacità telepatiche del dott.ing.prof… penso intesamente quasi urlando “NOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO! NON AVRAI IL MIO VERGINALE CULOOOOOOOOOOOOOOOOOOO!”. Mi sento come un Super Sayan Legendario incazzato come un muflone con la rabbia, mi accendo di energia verde lampeggiante, mi alzo di scatto, con lunghi passi percorro sprezzante del pericolo il metro e venti che ci divide. Lo guardo con aria di sfida mentre mi siedo lentamente. La sedia scricchiola. I memmi mi guardano con la bocca spalancata. I 5 si stringono in un angolo.

“Certo, ora non mi pare giusto che mentre i suoi colleghi sono stati, come posso dire, più fortunati di lei perchè hanno sostenuto l’orale con i memm…, ehm, i miei assistenti, lei debba passare tra le mie grinfie… eh eh eh!”

“…???…”

“Le faccio una domandina FACILE FACILE, una sola, per confermare il voto è poi la lascio andare…”

I memmi sorridono beati, avari di sangue e budella… i 5 sono paonazzi, non respirano..

“Con che modulazione lavora un modem analogico?”

Mi spengo come una lampadina fulminata…

“FM”

“Bravo!”

“Grazie!”

“20!”

“Va bene!”

“Sono contento! Ecco il verbalino per lei del Nuovo Ordinamento.”

“Arrivederci!”

“Arrivederci!… per gli altri: mi dispiace ma dovrete aspettare QUALCHE ORA per la verbalizzazione del NUOVISSIMO ORDINAMENTO, ci sono dei problemi con le verbalizzazioni telematiche… magari…FORSE… approfitto per fare qualche domandina…”

Imbocco la porta incredulo mentre sento un tonfo… come di persona che sviene…

:)


lug 3 2008

Sapienza's Life – Verbalizzazione 1

Sono le 11.40 e faranno 35 gradi (all’ombra). Quando esco dalla fermata della metro, un’ondata di aria pesante (afa, sudore, benzene, ristorante cinese…) e viziata mi stringe la gola. Sono tentato di ridiscendere nelle cavità umidicce e fresche violentate dalla ferraglia ogni cinque minuti. Arrivo sudato e trafelato al Dipartimento, è tardi, ma non me ne preoccupo, è una verbalizzazione chissà la gente che ci sarà, penso. Davanti la stanza del prof., infatti, c’è solo una ragazza, che saluto a mezza voce. Avrà 19 anni, la guardo per un istante, sbircio nell’ufficio come per chiederle se deve entrare. La sua risposta è quasi acida: “Può accomodarsi…”. Mi da del lei? Boh…

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